Uno studio pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology (2023) dimostra che l’aspettativa negativa verso il glutine può amplificare i sintomi gastrointestinali quasi quanto – o più – del glutine stesso. Ma quali sono le implicazioni per la nostra alimentazione… e per l’industria degli ingredienti?


Glutine: colpevole o vittima?

Negli ultimi anni, il glutine è diventato uno dei “nemici” più discussi. Molti lo eliminano dalla dieta pur senza essere celiaci o allergici, nella speranza di ridurre gonfiore, dolore addominale o stanchezza.
Ma la domanda è: è davvero il glutine a causare questi sintomi, o è la paura del glutine a farci stare male?

Lo studio internazionale

Un team di ricercatori di università in Regno Unito e Paesi Bassi ha condotto un esperimento rigoroso su 83 persone con sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), tutte in dieta gluten-free da almeno una settimana.

I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi:

  1. E+G+: si aspettavano di mangiare glutine e lo mangiavano davvero.
  2. E+G–: si aspettavano glutine ma ricevevano pane senza glutine.
  3. E–G+: pensavano di mangiare senza glutine ma assumevano glutine.
  4. E–G–: né aspettativa né consumo di glutine.

Cosa è emerso

  • Il gruppo E+G+ ha registrato i sintomi gastrointestinali più alti: VAS medio 16,6 mm rispetto a 6,9 mm del gruppo E–G+ (differenza: 9,6 mm, p=0,0010).
  • Quando il glutine era presente senza aspettativa negativa (E–G+), i sintomi erano simili a chi non lo aveva consumato.
  • Mente annebbiata e mal di testa aumentavano soprattutto nel gruppo E+G+, ma non in tutti i casi in modo persistente.
  • Ansia, depressione e somatizzazione non hanno influenzato l’intensità dei sintomi durante il test day.

In pratica, l’aspettativa negativa può innescare o amplificare i sintomi – il cosiddetto effetto nocebo – ma lo studio non esclude un possibile ruolo biologico del glutine stesso.

Lo studio in numeri – Effetto nocebo e glutine

GruppoAspettativaGlutine realeSintomi gastrointestinali medi (VAS)
E+G+SìSì 16,6 mm – sintomi più alti
E+G–SìNo11,7 mm
E–G+NoSì6,9 mm
E–G–NoNo7,4 mm

Fonte: The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 2023

Il ruolo dell’asse intestino-cervello

Questo meccanismo conferma l’importanza dell’asse intestino-cervello nei disturbi funzionali come la NCGS e la sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
Le percezioni, lo stress e le esperienze passate possono modificare il modo in cui il corpo reagisce al cibo, anche in assenza di una causa organica evidente.

Gluten-free: sempre una buona idea?

Non necessariamente.
Eliminare completamente il glutine senza una diagnosi può portare a squilibri nutrizionali: il glutine si trova in cereali che apportano fibre, vitamine del gruppo B e minerali.

Lo studio suggerisce che, in molti casi, potrebbe essere più utile gestire l’aspettativa negativa e identificare con precisione gli alimenti realmente problematici, piuttosto che eliminare a priori il glutine.

Implicazioni per l’industria

Per aziende come Sacchetto S.p.A., attive nella produzione di ingredienti naturali per alimentare, farmaceutico e cosmetico, i risultati sottolineano l’importanza di:

  • Offrire prodotti gluten-free di alta qualità per chi sceglie o deve evitare il glutine.
  • Comunicare in modo trasparente e scientifico, evitando allarmismi.
  • Sviluppare soluzioni che rispondano sia alle esigenze reali (celiachia, allergia) sia a quelle percepite (NCGS).

In sintesi

  • Effetto nocebo: l’aspettativa negativa può peggiorare i sintomi quasi quanto il glutine stesso.
  • L’effetto biologico del glutine non è escluso.
  • Disturbi funzionali intestinali richiedono un approccio anche psicosomatico.
  • Evitare il glutine senza diagnosi può essere rischioso.
  • L’asse intestino-cervello merita più attenzione nella ricerca.

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